Sequencer e Sequencer Midi: la guida per scegliere

By 15 Novembre 2019 17 Novembre, 2019 Midi, Karaoke, basi musicali: approfondimenti

E poi nacque il sequencer e la musica cambiò”. Potremmo trovare questa frase in un ipotetico futuristico libro in cui si parla dell’evoluzione del linguaggio musicale umano. Come in tutte le cose, c’è stata nel tempo una gigantesca trasformazione di quello che è il concetto di “sequencer”.
Senza voler a tutti i costi tornare gli albori e scomodare gli inventori dei primi meccanismi elettromeccanici (i cosiddetti sequencer fisici come i barrel-organ, i music roll, i music box, i carillon, così come i primi sequencer logici digitali, tipo gli step sequencer, che permettevano di impostare la riproduzione di poche note) diciamo che grazie all’avvento del linguaggio e del protocollo MIDI che ha ampliato a dismisura le sue possibilità, oggi il sequencer è senza ombra di dubbio uno dei dispositivi più usati nel processo di qualsiasi produzione sonora e musicale.

 

Sequencer Hardware, esempio MerishSequencer software o hardware

Può essere di tipo software o hardware e normalmente consente di registrare, creare, modificare e riprodurre una sequenza di segnali di controllo (MIDI ma non solo) in grado di essere applicati ad uno strumento elettronico come una tastiera, un campionatore, un lettore expander, o un qualsiasi software musicale specie i suoni VST.
Dagli anni ottanta ad oggi numerose aziende hanno proposto un gran numero di modelli di sequencer, sia fisici che logici, e ancora oggi assistiamo ad una continua evoluzione di idee, di soluzioni, di sinergie tra prodotti e concetti che permettono di produrre sistemi in grado da soli di creare un prodotto musicale finito.

I sequencer fisici sono macchine hardware dedicate che hanno tutti i comandi e i controller fisici a portata di mano, hanno ovviamente un software e un sistema operativo, progettati però solo in funzione dell’hardware che li ospita. Alcuni di essi, specie le drum machine, hanno contribuito a creare il sound di capolavori della discografia, utilizzate nei più grandi studi discografici del mondo e sempre di più anche direttamente dagli artisti: tuttavia erano macchine “chiuse”, non aggiornabili da nessun punto di vista, soprattutto quello sonoro dal momento che la maggior parte di esse aveva un tipo di memoria non scrivibile, per cui nessun nuovo suono (sample) poteva essere aggiunto.

 

I sequencer multi-track

La naturale evoluzione e trasformazione di queste gloriose macchine è oggi sotto i nostri occhi: dispositivi in grado di creare musica in modo relativamente semplice, intrecciando i vari samples già presenti o caricandone di nuovi, siano essi preset della azienda costruttrice, siano suoni realizzati in modo più o meno professionale, ma siano anche rumori, pezzi di musica registrata da vinile o da cd, un riff realizzato con il proprio strumento, una voce filtrata e artisticamente trasformata, un cane che abbaia o vostra nonna che urla che la cena è pronta, tutto può contribuire a imprimere digitalmente con il linguaggio musicale le idee che abbiamo in testa.
Solitamente, troviamo dei Pad di gomma morbida sui quali agire con le dita, ritmicamente, per creare un groove, proprio come si era soliti fare con le drum machine di cui sopra. A questi groove possono poi essere applicati effetti, tipici del mastering in studio di registrazione (reverberi, delay, chorus, ma anche compressioni equalizzazioni stretching del campione, e la lista è infinita), e i groove possono essere concatenati in una sequenza che sarà poi parte del brano musicale da realizzare.

 

Modelli portatili o da studio di registrazione

Molti modelli sono portatili, dal momento che le idee nascono in ogni momento, anche in viaggio, o in un frammento libero della nostra giornata, quando non hai lo studio a portata di mano, quindi piccoli ma potentissimi “giocattoli” per dar sfogo alla creatività di ognuno. Altri invece sono pensati per il lavoro in studio, sempre comunque al fine di valutare “nero su bianco” idee veloci e fugaci, o esperimenti da riportare poi in grande, o in bella copia, nel computer, ma vengono utilizzate anche nei live, soprattutto dai dj che integrano ai brani in play, i groove di cui sopra sincronizzati al beat della canzone che sta andando, oppure agiscono sempre in real time sui famosi pulsantoni colorati come se stessero suonando una tastiera. Se in questa nuova generazione di sequencer fisici ci sono dei limiti, tali limiti vengono superati in quella che invece è l’evoluzione del sequencer digitale che, nel tempo, si è trasformato in una e vera propria “workstation”: le famose DAW (Digital Audio Workstation). Qui davvero non esistono limiti e il concetto di sequencer è ampiamente superato dalle infinite possibilità che tali ambienti di lavoro offrono.

 

Cos’è il DAW

Per DAW si intende un dispositivo utilizzato per la composizione, produzione, registrazione, mixaggio ed editing audio di musica, parole ed effetti sonori, e riferendoci a del software, ovviamente queste workstation hanno bisogno di essere ospitate da un computer. Le possibilità di interazione con dispositivi esterni, le risorse interne alla daw stessa, la complessità del software sul quale girano, e non ultimo il grado di difficoltà di utilizzo, classificano le varie e principali daw disponibili ad oggi sul mercato.

Come avviene nella scelta di qualunque bene materiale, soprattutto degli attrezzi del mestiere o del divertimento, anche in questo caso è fondamentale chiedersi prima che cosa vogliamo ottenere, dal momento che ci sono daw addirittura freeware, o versioni “light” di programmi ben più noti, il cui costo è decisamente abbordabile, oppure ci sono DAW molto più potenti che unite ad una oculata scelta dell’hardware su cui farle girare, sono lo stato dell’arte ad oggi nei migliori studi di registrazione del mondo. Alcuni esempi, Protools, Cubase, Logic, Performer, Ableton Live, Sonar, Audacity, Reason, Garageband, Ecc. Ecc.

 

I lettori di basi musicali midi

Il sequencer è parte fondamentale e importantissima di un altro tipo di dispositivo: i lettori di basi musicali midi. La qualità di questi lettori, infatti, si misura anche dalla potenza del sequencer integrato, oltre che dalla qualità delle fonti sonore interne (soundfont midi). Ce ne sono alcuni che montano un doppio sequencer, permettendo così di passare da una sequenza ad un’altra, ottenendo una sorta di mix al volo tra diversi brani. Ma questa è già un’altra storia.

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